13 agosto 2024 – 86 km tra Italia e Slovenia
Torniamo a est, da dove mancavamo da un po’, per un tour di circa 86 km e dislivello di 1088 metri, come registra il Garmin.

Giro abbastanza tranquillo ma con tre ascese , due in Italia e l’altra in Slovenia, impegnative.
Partiamo, io e Mattia, da Cividale con un sole che picchia già al mattino. Falso piano, più discesa e salita, verso Savorgnano del Torre, Nimis, con qualche rampetta che ci porta a Attimis; da qui inizia la prima salita, poco più di un chilometro, con pendenza media del 4%, ma con un terzo tra il 7 e l’8; si scende poi verso Borgo Ponte da cui parte la seconda tratta di salita; circa 10 i Km ma ce ne sono 3 che, pur salendo, non vengo conteggiati sullo stesso tragitto, anche se le gambe dicono il contrario. La strada è buona e si sale velocemente; numerosi i tornanti che abbassano la velocità media (la mia) che alla fine sarà di 11 km orari – per Mattia invece 15. L’affronto con corona piccola e pignone medio, quindi con un rapporto non tanto leggero. Fa molto caldo ed una sosta nei pressi di una fontana ad un paio di chilometri dalla cima è obbligatoria.
L’acqua non è fredda ma è sufficientemente fresca da essere bevuta con soddisfazione e per metterci sotto collo e testa.

Si riparte rinfrancati per gli ultimi chilometri. Non c’è praticamente nessuno in giro; sono luoghi decisamente diversi dalle aree dolomitiche.
Scendiamo; la strada è piuttosto stretta e attraversando il paese di Prossenicco quasi quasi si entra nelle cucine delle case. Scopro, scrivendo, che percorriamo per lungo tempo una strada intitolata al Generale Cantore, noto ai più per essere deceduto sulle Tofane il 20 luglio 1915, colpito in piena fronte mentre stava effettuando un’audace, ma poco prudente ricognizione; con il dubbio, avanzato da alcuni, che a sparare non sia stato un nemico.
Strade decorose fino a questo punto, poi si arriva al ponte Vittorio, se ho letto bene il nome, che attraversa il Natisone e ci ritroviamo in Slovenia.
E qui, di botto, inizia la terza salita. All’inizio in mezzo ad un bosco, quindi con un po’ d’ombra, ma su di un fondo stradale piuttosto dissestato.
I chilometri sono 3, con una pendenza media del 7,4%, ma spesso si va al 9-10% con punte del 12, che la forte irregolarità dell’asfalto, particolarmente fastidioso, tranquillamente alza di un altro punto. Mattia concorda con me.
Per fortuna penetrando più in profondità le cose migliorano; quella che poteva sembrare una discesa pericolosa è invece relativamente tranquilla.
Anche oltre confine non c’è molta gente, forse dipende, almeno in parte, dall’orario, più o meno quello di pranzo. Infatti non ci supera nessuno, né auto, né moto, ne bici.
Siamo noi invece a passare una nutrita colonna di ragazzine, forse di un qualche soggiorno estivo; i luoghi non sembrano così attraenti ma evidentemente qualche ricchezza devono averla. In qualche misura ricordano le zone di Tramonti.
Procedendo ci accorgiamo di essere entrati in territorio di Kobarid (Caporetto). Ma la strada non conduce al centro del paese, raggiungiamo invece la 602 che porta verso l’Italia con un dolce falso piano E’ una strada che abbiamo già percorso ma al confine ci fermiamo ugualmente, per le foto diritto.


Anche stavolta il passaggio delle auto è regolato da una chicane che la Guardia di Finanza controlla; si sono messi all’ombra e ci guardano mentre immortaliamo il rientro in Italia vicino ai cartelli del confine di Stato.
Ormai ci siamo, penso, Cividale è ad un tiro di schioppo. No, non proprio… Forse è il caldo che allunga i chilometri, fatto sta che fatichiamo non poco. Consapevole che dei due sono io il più lento, specialmente in salita, cerco di dare un contributo più importante sul falsopiano dando fondo alle ultime energie ma, in una delle tratte del saliscendi del falsopiano, mi pianto di brutto: lo pensavo molto corto ma non lo era e, in veneziano “beco e bastonà”: stanco morto e deluso dalla mia prestazione vengo pure ripreso da The Locomotor.
“Fortunatamente” troviamo un cimitero. No, non intendo facciamola finita: per i ciclisti in difficoltà di acqua è risaputo che il cimitero è una risorsa importante perciò è una salvezza. In questo caso la fontana è fuori. Beviamo e ci rinfreschiamo abbondantemente; osserviamo che abbiamo bevuto molto e mangiato poco: oggi faceva davvero caldo.

Superiamo San Pietro al Natisone e finalmente arriviamo a Cividale dove l’auto ci attende sotto una candela potente. Per fortuna un filo d’aria: ci dà un po’ di sollievo mentre sistemiamo le bici e ci cambiamo.
Una volta a posto entriamo nel vicino supermercato per oganizzare il pranzo luculliano, che consumiamo poco più in là, all’ombra dei Platani.
Anche questa è fatta: accaldati ma soddisfatti.
Alla prossima!










