La Marcialonga, percorso 2024

Spettacolare, faticoso ma spettacolare!

29 giugno 2025

Un gran bel giro tra le Dolomiti.

Un gran bel giro tra le Dolomiti.

Distanza 78.26 km
Tempo 4:54:04
Velocità media 16,0 km/h
Ascesa totale 2.077 m

Sino ad oggi abbiamo girato in diversi posti molto belli, anche l’Appennino, ma io, ogni volta che pedalo tra le Dolomiti, faccio meno fatica.

No, non è proprio così, ma di sicuro è una fatica “gustosa”.

Partenza da casa alle 7-poco più, meta Predazzo, dove arriviamo alle 9 mezza, su per giù. Caffè e via.

Breve tratto in Val di Fiemme per arrivare a Moena, “fata delle Dolomiti”, e pedalare in Val di Fassa, uno dei posti che più mi piace.

Non c’è molto traffico, fortunatamente, ed in breve raggiungiamo Vigo di Fassa e San Giovanni.

Fino a questo momento strada in lieve ascesa ma da qui ora si sale decisamente. Lo scenario è incredibilmente bello a tutto tondo.

Inutile dire che Mattia ha il suo passo: ci ricongiungeremo in cima.

Salgo tranquillo, gustandomi veramente le cime ed i boschi che mi circondano; qualche auto sportiva straniera, targa inglese, scende verso valle con impeto e fragore del tutto fuori luogo.

Curiosità: sono in treno mentre scrivo e ad una fermata un signore è salito ed ha visto un conoscente che stava sul suo tablet, forse lavorando, forse facendo altro. Potevano forse essere agenti di Polizia. Il primo ha chiesto al secondo “come va” e poi gli ha detto “fa pure quello che devi fare” ma poi questo signore ha iniziato a parlare e in pratica l’altro non ha più preso in mano il tablet.

Durante la salita mi hanno superato due donne in mountain bike con buona velocità; non tanto per il fatto che fossero donne ma piuttosto per la velocità, rischio di demoralizzarmi, perciò osservo attentamente e sì, ci sono le batterie! Sono felice.

Poco dopo mi passa un signore un po’ più anziano di me; non sono riuscito a vedere la batteria e Mattia più tardi mi dirà che non c’è l’aveva: questo sì è un brutto colpo, ma probabilmente ce l’aveva…

In cima sosta breve (per me); un po’ di gel, dell’acqua, un rapido wc-stop e poi altra ascesa di 500 m con una media di 5,7% – fonte Garmin. Superata l’asperità, scendiamo e arriviamo nei pressi del lago di Carezza, che lasciamo sulla sinistra. Bellissimo il suo colore azzurrino cristallino. Mi viene in mente un racconto, ma è lungo perciò lo ometto; potrete cercarlo e leggerlo, si .
La discesa procede tranquilla, salvo ancora un’auto straniera che sta facendo manovra in mezzo alla strada e se ne sta bellamente ferma… mah…

Superato l’ostacolo – anche un pedone vedendoci squote la testa – continuiamo in tranquillità, che il paesaggio è favoloso e perciò merita guardarsi un po’ intorno. Raggiungiamo Nova Levante con qualche rampa che “disturba” la discesa; un semaforo ed una fontana dall’acqua freschissima suggeriscono una rapida pausa. Si torna poi a scendere con un zig zag di tornanti che ci porta da San Martino sino all’incrocio con la strada statale 241.

Qui si riparte con una lieve salita in direzione Ponte Novo; sono zone turistiche, di villeggiatura.

Da San Floriano inizia la salita più impegnativa quella che porterà a Pampeago. Tratto prima più pedalabile poi più impegnativo; ovviamente pedalo in solitaria e nei pressi di una rotatoria il Garmin si distrae, forse anche lui colpito dallo scenario, e sono costretto a fermarmi; propendo per una strada che sale perciò appare quella buona ma Garmin mi dice di fare inversione; mi giro e torno indietro. Riprendo dalla rotonda verso la successiva uscita ma mi fermo subito: questa scende subito e se sbaglio…

Perciò ritorno sui miei passi e ritorno a salire. Procedo per un po’ e ci azzecco: dopo qualche ricerca arriva l’ok dal mio Edge 530 e posso faticare tranquillamente.

Se capisco bene i cartelli stradali è una strada che rimane chiusa in certi orari e forse anche in certi periodi, ed in effetti trovo solo 3-4 auto che scendono; è una strada piuttosto vecchia e stretta; manto discreto; affiancato ma separato da uno steccato, scorre un percorso pedonale che nonostante l’ora ed il caldo è piuttosto trafficato.

Vedo una Fontana e mi fermo: onestamente non so se sia il bisogno di bere o se invece sia la necessità di fare una pausa; probabilmente l’una e l’altro; riparto ma dopo un po’ mi fermo nuovamente stavolta per una foto: non vorrei lasciare senza paesaggi questo tracciato.
La pendenza non accenna a diminuire. Siamo spesso in doppia cifra.

Un paio di ciclisti mi superano: anch’essi usano mountain bike a pedalata assistita. Non ho nulla in contrario, si può fare molto con la “collaborazione elettrica”, ed è bello consentire a molti di raggiungere posti che diversamente non sarebbero accessibili.

Tuttavia, romanticamente, provo un certo moto di orgoglio pedalare sulla mia Infinito con solo sforzo muscolare; ed un senso di superiorità, del tutto infondato, lo riconosco, tiene alta la mia autostima.

Perciò continuo pedalando con calma; fatico ma in ogni caso salgo.
Oltre al panorama, continuo ad osservare le persone che a piedi stanno scendendo. Vedo che il caldo le sta mettendo a dura prova
In totale la salita è di una quindicina di chilometri, perciò un bel pezzetto di tempo. Ma via via che passano i metri ed i chilometri il cielo si fa più luminoso: i molti alberi si stanno via via diradando perciò vuol dire che non manca molto all’apice. Cosa confermata anche da Garmin.
Gli ultimi 20 km saranno tranquilli e per buona parte in discesa.
Perciò la fatica è accettabile, attenuata anche dalla visione del massiccio del Latemar che ora domina da lassù sulla sinistra.

Ci siamo la vista si allarga ed il passo arriva. Ora un paio di cartelli indicano che la strada termina; beh, mal che vada si torna scendendo, ma per fortuna non sarà così.

Latemar

Poi vedo Mattia, come sempre sereno e riposato quando mi aspetta. Dopo l’ultimo strappetto è lì che mi fa dei cenni da una panca appena sopra la strada; arrivo nei pressi ma formalmente la salita termina qualche decina di metri più avanti perciò proseguo per poi tornare indietro. Scendo dalla bici e mi siedo anch’io e ci complimentiamo a vicenda.

Il sole splende a sottolineare la prestazione e la soddisfazione; ora un po’ di meritato relax, con barrette e gel e acqua; di fronte e dietro uno spettacolo che da solo ripaga tutto lo sforzo.

Passano numerosi ciclisti verso la discesa tutti in mountain bike aiutata da batteria ma, stranamente, ora non solleticano nessuna osservazione.

Come dicevo, Mattia si era rilassato; ha avuto un po’ di tempo per riposarsi, tanto che si è abbronzato: tolta la maglia, ormai asciutta, ha tenuto però la fascia cardio che, ancora giorni dopo, ha lasciato il suo spazio bianco. Mancava solo la scritta Garmin!

Riposati a sufficienza, decidiamo di ripartire; attraversiamo, letteralmente, un folto gruppo di cani con i loro padroni, in tutta tranquillità; ne troviamo altri prima di iniziare la discesa vera e propria. Forse c’era qualche ritrovo.

Prima di partire abbiamo indossato il gilet e dei tratti all’ombra ci diranno che è stata una buona scelta.

Manto stradale all’inizio un po’ sporco, perciò meglio usare prudenza; i numerosi tornanti, inoltre, costringono a frenare e addirittura, ad un certo punto, troviamo alcune moto e auto parcheggiate praticamente in mezzo alla strada; non ne capiamo bene il perché. Le oltrepassiamo e troviamo una fontana dove ci fermiamo per riempire le borracce; anche in questo caso l’acqua è gelida.

Sono in corso nelle vicinanze dei lavori a occhio e croce per un impianto di risalita e innevamento artificiale

Poi inizia la parte bella della discesa: asfalto buono e gallerie illuminate; io non spingo molto, mi fermo a circa 80 km/h. Diverso invece l’approccio di Mattia-The Locomotor che viaggia come un missile, fermando la Top Speed a 97 km/h. Non male, eh?

Ci ritroviamo più giù e scendiamo ancora verso Predazzo per concludere il tour dolomitico.

Ad un paio di chilometri dal centro ci supera un corteo di auto storiche davvero molto belle; fanno il giro largo e le ritroviamo in centro paese, dove ci fermiamo ad ammirarle. Su tutte vale la pena citare una Bentley a targa inglese, spettacolare.

Tuttavia, avendo dirottato per vedere le auto abbiamo perso l’orientamento: dov’è l’auto?

Chiediamo ad una signora che ci indirizza, poi, fermi ad un incrocio, un’altra signora, commessa o titolare di un panificio, esce dal negozio a chiederci se abbiamo bisogno di aiuto; le spiego dove dobbiamo andare e ci dà l’indicazione definitiva che ci consente di raggiungere l’auto e chiudere così la pedalata.

Messe giù le bici, ci accorgiamo che l’auto vicina, che al mattino aveva il finestrino del passeggero abbassato, era ancora lì, aperta come l’abbiamo lasciata. Deve essere un posto molto tranquillo.

Prima di partire avevo avuto la brillante idea di mettere sopra il cruscotto i pannelli sui quali sistemiamo le bici, per isolare dal calore; furbescamente poi, avevo nascosto una bottiglia d’acqua pensando di trovarla fresca. Peccato aver dimenticato che non sono pannelli isolanti ma riempitivi per cuscini: il cruscotto scottava e l’acqua era così calda da essere fastidiosa persino per lavarsi il viso… Dovrò ricordarmene.

Ci ricomponiamo e sistemiamo le bici per poi andare alla Coop per il classico spuntino: pane, mortadella e bibite; stavolta aggiungiamo anche una vaschetta di cocco da mangiare mentre ci dirigiamo verso il San Pellegrino, posto scelto per il picnic.
Troviamo uno spazio attrezzato; mangiamo e beviamo e poi ci andiamo a rinfrescare piedi, gambe e braccia nell’acqua gelida del torrente che scorre lì vicino. Sensazioni bellissime e tonificanti.

Ci fanno compagnia il rumore dell’acqua e del vento, raramente interrotti dal passaggio di qualche auto. Bellissimo. Sparecchiamo raccogliendo i nostri pochi rifiuti e ripartiamo.

Grande giornata oggi. Ora sì che il giro è concluso e possiamo tornare a casa.

Alla prossima!

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2 Risposte a “La Marcialonga, percorso 2024”

  1. Predazzo, Moena, Soraga, Nova Levante e che dire di Pampeago?? Tutte località e strade che conosco e che ricordano un mio lontano passato da “sciatore” (così ci si riteneva di essere un tempo, nel corso delle cosiddette settimane bianche). Purtroppo però non da ciclista. Ragione per cui riconosco ancora di più in voi, unitamente al vivace resoconto delle vostre uscite, non un semplice motivo di divertente passatempo ma una sana “gloriosa” e quanto mai gratificante passione: il ciclismo. E chi pratica il ciclismo, cosi come lo leggo nei vostri post, deve averne tanta di passione. Perché il tema conduttore di tale sport è la fatica. Fatica certamente ripagata con altre profonde sensazioni e quella sottile soddisfazione che si prova durante e dopo il percorso. E mi viene alla mente una frase, non so di chi, ma che riporto ugualmente : “la felicità non sta nel raggiungere una meta ma nel raggiungimento di essa”. Perchè il piacere e la soddisfazione sono il risultato delle esperienze, della fatica e delle sfide che si incontrano lungo il cammino, piuttosto che semplicemente del momento in cui si raggiunge la meta….
    Per quanto riguarda le “e-bike”, concordo con quanto dici. Proprio alcuni giorni fa siamo saliti sul Pasubio dal versante di Pian delle Fugazze. Un posto che tu, appassionato della Grande guerra, (ma dimenticata dai più) certamente conosci come simbolo e memoria della sofferenza del coraggio e del sacrificio di un’intera generazione. Un luogo che con il lento e faticoso cammino della salita permette la riflessione e la memoria.
    Ora è pero è frequentato anche da frotte di allegri “e-ciclisti” che salgono la mulattiera pedalando “simbolicamente” senza sforzo alcuno, con beffarda e disarmante disinvoltura . Il loro sentimento é quello di arrivare alla meta per la pura esibizione di averla presto raggiunta e non certamente per il significato che essa rappresenta ….. Ma sto andando fuori tema.

    1. “La felicità non sta nel raggiungere una meta ma nel raggiungimento di essa”: direi che è proprio così, caro Alfredo.
      Certo che collezionare mete è anche per me un vanto, ma è proprio la difficoltà che si supera a rendere la meta ancora più bella.
      La riflessione sulla Grande Guerra, sulla Storia e sulla Memoria beh, non c’è altro da aggiungere.

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