31 maggio 2025
124 Km, 2600 metri di dislivello: questi i dati alla fine del giro.
8 salite, calcolate dal Garmin, con pendenze medie del 6% ma conosciamo tutti la media del pollo…
Tempo meraviglioso.

Partenza da Feltre, in alto, sotto le mura; breve discesa verso il Centro e poi in direzione Mis, passando per Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi, Sospirolo. Strada che sale e scende, senza grosso impegno, anche se io faccio fatico e mi dà sempre l’impressione che Mattia pedali senza difficoltà.
In questo ed in altri tratti ripercorriamo strade già pedalate. Non so in quale punto, credo dalle parti di San Gregorio, noto un ingresso maestoso, di antica villa, sulla sinistra e come talvolta capita penso che si affacci su di un campo – che poi di campi in senso tradizionale non si può parlare. Invece, quando affianchiamo il portale si vede in lontananza una villa antica. Non riesco a trovare riferimenti, dovrò cercare per saperne di più.

Arriviamo in zona Mis, e percorriamo il lungo lago, sotto le gallerie e a fianco della montagna.Zona umida, fresca. Superiamo un gruppetto di ciclisti e procediamo.
Molte moto oggi, e molte altre ne incontreremo, sia con targa italiana sia straniera. Zona umida, fresca. Superiamo un gruppetto di ciclisti e procediamo.
Molte moto oggi, e molte altre ne incontreremo, sia con targa italiana sia straniera.
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Si presentano le prime salite ma come in precedente escursione si tratta di un falso positivo: la rampa non è così pendente come fa pensare il colore rosso scuro del Garmin.
Procediamo e allora sì la strada si impenna; al solito, io dietro e Mattia va. Da poco ha anche il misuratore di potenza per cui, figuriamoci, se non va per testarlo.

La salita ci porta a Tiser, dove la bella fontana con l’acqua dalla proprietà terapeutica di togliere la sete dà conforto.
Mentre bevo e mi riposo noto che il monumento ai caduti della Grande Guerra è pieno di foto; penso che non dovevano esserci moltissime famiglie in quel paese cento e più anni fa mi chedo quante siano state toccate dai lutti della guerra…
Ripartiamo e con difficoltà, anche di Mattia, in proporzione, che manca quasi un chilometro allo scollinamento: delle due l’una, o si sposta la fontana più su oppure si elimina la salita… C’è una terza possibilità, a dire il vero, invertire la direzione…
Scendiamo verso Agordo ma stavolta non arriviamo giù: a Rivamonte giriamo a sinistra e restiamo a mezza costa, scendendo e salendo, guardando Agordo in basso con il grosso insediamento della famosa Luxottica.
Procediamo in direzione Voltago Agordino e fino a Forcelle Aurine si sale..
A Frassenè, prima di iniziare l’erta Aurine mi fermo ad una fontana per bere, acqua quasi gelida, buonissima. Poi inizia l’ascesa, impegnativa. Ma con passo ancora regolare salgo, fino alla forcella. Fa caldo ed in cima raggiungo Mattia; cerchiamo da bere ma nulla oltre le nostre borracce. Nemmeno un cestino per i rifiuti.

Poi via verso Gosaldo, per una sosta in parte forzata. La fontana ci invita e non possiamo desistere e approfittiamo di un rallentamento del traffico: un gregge di pecore sta percorrendo la strada. Mattia si secca che perdiamo tempo ma gli faccio notare che la seccatura sarà soprattutto passare dove le pecore hanno lasciato le loro tracce…Al che pensa a quando caricheremo l’auto ma lo tranquillizzo dicendogli che per quel tempo le ruote saranno pulite. Poco dopo le pecore, parcheggiate nel bosco, la strada ci fa uno scherzetto, spostando l’ago della pendenza sino al 15%. Qualche centinaio di metri ma con partenza da praticamente da fermi il respiro, come dire, si fa affannoso, ecco.
Superata l’arrampicata arriviamo ad un bivio: un cartello indica “Passo Cereda” km 3 e Mattia si illumina, ma categoricamente stronco ogni possibilità, adducendo motivi di garanzia del percorso. Ci dirigiamo secondo la rotta Garmin in direzione Sagron-Mis, in territorio trentino. Un posto che ho sentito nominare molte volte ma che non avevo mai visto: un piccolo paesino, strada in salita, bosco dappertutto. Alcune persone stavano preparando dei tendoni, immagino per una qualche festa. Curioso, in un posto così piccolo e solitario.
La strada sale e pedalo solitario, come sempre. Bosco e strada non bellissima, ma la velocità agevola il superamento delle imperfezioni (intendo dire, per chi avesse dubbi, che andando piano si sentono meno le irregolarità).
Sono una cinquina di km chilometri; gli ultimi metri sono in discesa e si sbuca in un pianoro pieno di tende, che riconosco subito: sono quelle che si vedono dalla strada che sale al Passo Cereda… quello che ho voluto evitare prima… eh va beh, ditelo…
Curva a sinistra e si sale. Dall’incrocio al Passo non manca tantissimo, a dire il vero. Certo la pendenza è per me impegnativa, ma arrivo.
Da li si scende ma stavolta non riprendiamo momenti di velocità estrema (superiamo di poco gli 80 orari).
Cerco di prendere una foto ma non viene come vorrei.

Mentre scendo penso di aver fatto benino le salite, 6 sino ad ora. Ma ora sono stanco. Ho desiderio di un caffè e Mattia dice che ci fermeremo a Fiera; ma da lì la strada scende perciò tiriamo dritto. Peccato per il vento, anzi, dannazione al vento: è contrario, perciò, si fatica anche a scendere.
Fino ad ora ci siamo alimentati bene, con barrette e gel e acqua. Ma abbiamo fatto un centinaio di Km e ne mancano più di venti. Feltre non è lontana ma mancano ancora due salite, che non conosco se non per il tracciato Garmin.
La prima attacca a Sovramonte, un paio di Km; mi accorgo di essere stanco e anche i gel non sono più aiuto (o forse, senza non sarei salito). Curioso vedere molti ramarri schiacciati sull’asfalto; ne vedo uno vivo, bello grosso, sul bordo della strada; c’è anche un “carbonasso” che alla mia vista scappa (io non mi sono turbato… non ne avevo la forza).
Superata la prima ascesa si discende un po’ e poi si risale, verso Aune, e qui ad una fontana mi rinfresco, e poi, senza perdere tempo riparto, meta Croce d’Aune, ultima salita della giornata, circa 6 Km.
Mi metto tranquillo, rapporto molto leggero e pedalo con passo lento ma regolare.
Fatico a godermi il panorama, anche se guardo intorno.
Metro dopo metro arrivo in cima e cerco Mattia, fresco come una rosa, seduto su di una mura; scoprirò più tardi che è pure andato al bar… D’altronde, qualcosa doveva pur fare…
Non metto neppure piede a terra, gli indico la discesa e vado giù: non ho più energia, non vedo l’ora di arrivare all’auto.
Sto dietro a due auto, che si fanno da parte; Mattia supera ma io no, non sono fresco, preferisco stare in scia.
Giungiamo a Pedavena, ormai ci siamo; ad un bivio Mattia sbaglia strada; me ne accorgo ma lo seguo. Mi fermo per girarmi ma fatico a ripartire, tra l’altro la strada da prendere è in salita. Mi faccio forza e parto. Qualche strada nel centro, qualche tratto del circuito di 24 ore che faranno a breve e finalmente l’ultima rampetta che porta all’auto.
Arriviamo, finalmente.
Mi stendo a terra, è stata dura; sono molto contento, e lo è anche Mattia; è record di ascesa, 2606 metri ed è una soddisfazione, che mi godrò più tardi.
Ci sistemiamo e carichiamo le bici. Mattia ha un po’ di fretta: domani ha una marcia sui Colli Euganei da fare con lo zio Gianluca. Incredibile.
Abbiamo un po’ di fame e ci fermiamo un momento a prendere due (2?!?!) tramezzini, da mangiare in auto. Meno male che sono riuscito ad arrivare a 6; lui non ne voleva ma li abbiamo divisi salomonicamente.
Rientro tranquillo, l’auto è confortevole e ci riposiamo (toh, sì, anche Mattia dice di essere un po’ stanchino!)
Andata, giro stupendo fatto. Alla prossima!



















