Gemona andata e ritorno

Un’uscita che richiede energia…

5 Aprile 2025

Ancora un bel lungo. Mi sa che Mattia vuole fare chilometri con la sua nuova bici per cui il ritornello è: si esce da lunedì a venerdì per 40-60 km sabato e/o domenica lungo.

Selezioniamo un andata ritorno che offra sia a distanza sia qualche saliscendi di modesta entità: Gemona è la meta finale.

 Partiamo da casa e, su strade già percorse, ci avviamo in direzione Spilimbergo per poi deviare verso est.  Non abbiamo un percorso” Garmin”, Mattia pensa che non serva.

 Io ho caricato batteria del cambi e del radar; di quest’ultimo inizio a sentire la necessità. Mattia aveva avuto una avviso dal suo Shimano ma doveva esserci riservata a sufficienza.  Doveva… Avrebbe dovuto caricarlo ma non lo ha fatto.  Quando glielo ricordo, prima di partire, mi dice che è tutto a posto.  Non sarà così…ahi noi…

Prima parte della pedalata tranquilla, buon passo che dopo Casarsa della Delizia risente un poco delle linee di pendenza che si presentano,  1%; ma un filo di vento a favore In pratica appiana la “salita”; poco traffico,  temperatura ideale,  maniche e pantaloncini corti; a bordo, gel e barrette qb; abbiamo il gilet di scorta,  che non si sa mai.

Cerchiamo di mantenere i sali nella borraccia il più a lungo possibile, approfittando delle fontane per bere.

A Spilimbergo caffè e barretta tra il mercato; ho qualche fastidio alla schiena e Mattia propone di andare a Sequals e poi Tramonti, faremmo un po’ meno strada; ma ormai io sono per Gemona e apprezzo quando mi dice, che sarebbe meglio per la mia schiena, viste le difficoltà del giro precedente. In effetti, non avevo sistemato la sella e così lo faccio subito. Sarà una mossa azzeccata.

Ripartiamo orientandoci verso Gemona; sfiliamo i diversi paesi che troviamo lungo il tracciato, Valeriano – da qui la pendenza sarà più costante, Pinzano al Tagliamento, sfioriamo Flagogna, fino a Forgaria che raggiungiamo dopo 65 Km. Qui sosta ad una bella fontana. 

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Siamo saliti un pochino ed il panorama è molto bello; pedaliamo con a destra il Tagliamento, larghissimo e con acqua azzurra; siamo nei pressi di Cornino dove leggiamo esserci una zona di Riserva Naturale di ripopolamento del grifone, mi pare, e sulla sinistra vediamo il piccolo ma bello Lago di Cornino, che non fotografiamo.

Qualche chilometro più indietro il Shimano Di2 di Mattia aveva avvisato di non avere molta autonomia; la faccenda si complica ora, quando il deragliatore smette di muoversi lasciando la catena sulla corona più piccola; beh, dice Mattia, risparmia energia e la usa dietro. Va bene…

Continuiamo attraversando Peonis e abbandoniamo la sinistra del Tagliamento per dirigerci verso Trasaghis. Il corso d’acqua che ora ci accompagna è il Torrente Palat che dovremmo attraversare grazie ad un ponte ma giusto il giorno prima hanno iniziato dei lavori e bloccato l’attraversamento. Guardiamo i due operai che osservano i movimenti di un’enorme gru che solleva dei tralicci per provare a cogliere un via libera ma effettivamente la situazione non lo consente.

Si avvicinano due passanti e con un po’ di timore per la risposta chiediamo dove è il ponte più vicino. Devono aver intuito la preoccupazione e con il sorriso ci dicono che ne troveremo uno tra 4-5 Km. E’ andata bene, li possiamo fare, dai.

Sono poco meno di 4 i Km che ci portano ad Alesso, dove troviamo il ponte ed anche una fontana, dove sostiamo brevemente. Una dozzina di Km e siamo a Gemona.

Ma prima arriva il terzo e ultimo messaggio del Shimano: energia esaurita, cambio fisso. “Meno male che è un buon rapporto” dice Mattia. Già, meno male… Abbiamo percorso circa 90 km, ne mancano una settantina…

A Gemona sosta: l’idea è di andare in centro, che è un po’ in alto, ma con il cambio bloccato restiamo bassi. Barrette e gel e acqua. Caffè niente, lo cercheremo più avanti.

Decidiamo di prendere la via più breve. Stimo che per un po’ si seguirà la Pontebbana e poi andremo verso ovest, diciamo direzione San Daniele.

Pedaliamo in discesa ma… vento contro e cambio fermo sono due ostacoli che da un lato rallentano una velocità potenzialmente alta e dall’altro mandano fuori giri la pedalata di Mattia.

Faccio perciò il gregario; stabiliamo di tenere i 30-31 orari e senza accordi decido che tocca a me tirare di più, all’incirca in rapporto di 3-4 a 1.

Da qui in avanti sarà dura.

Prendiamo per Osoppo e poi per San Daniele, su strada provinciale. Via via mangiamo quello che abbiamo con noi e quando troviamo fontane ci fermiamo (una, in un cimitero); cerchiamo un bar ma non ne troviamo.

Con indomito senso del dovere conduco le operazioni, insistendo nelle tirate durante le quali ascolto il rumore della ruota libera di Mattia; talvolta tocco i 34-35 e se sento che non pedala allora li tengo. 

Di tanto in tanto gli chiedo come va e mi dice che pedalare così è dura. Gli credo.

Le indicazioni stradali iniziano a presentare nomi di paesi noti, cosa che ci tira su il morale. Dopo Riva giungiamo al Bivio Coseat e attraversiamo il Tagliamento; prossima località Ronchis e puntiamo San Vito al Tagliamento per una Coca. Ma la stanchezza si è accumulata sulle gambe e a meno di un chilometro da San Vito devo assolutamente fermarmi: le gambe non girano più.

Neppure Mattia ne ha molta e assieme, seduti sul cordolo di una pista ciclabile, ridiamo. Ci accorgiamo che il caffè non lo abbiamo ancora bevuto ma che neppure abbiamo fatto una sosta pipì… Siamo messi male.
Dieci minuti, anche per finire le ultime barrette, e si riparte, cercando un supermercato dove acquistare la Cola. Mentre stavamo bevendo abbiamo pensato che forse la bevanda con le ali (Red Bull, citiamo per pari opportunità) sarebbe stata di maggior aiuto. Da tenere a mente.
Le borracce sono vuote perciò puntiamo ad una fontana nelle vicinanze, che raggiungiamo; rifornimento veloce e via, che ormai manca poco.

Di nuovo più io davanti e tengo una velocità che fatica a stare sui 30. Ma mi pongo un obiettivo di media: siamo appena sotto i 28 orari complessivi e li vorrei raggiungere, perciò raschio il  barile e pedalo.

Cordovado, Teglio e Portogruaro sono nel mirino e passano (abbastanza) veloci. Mattia tiene duro.

Ci confrontiamo sui Km fatti e gli propongo di fermare il Garmin a 160,1: ci sta, solo che a me mancano 500 metri rispetto a lui. Usciamo da Portogruaro verso Venezia: gli dico che io tiro dritto fino al target chilometrico; caso mai ci si vede a casa.

Accelero, che ‘sti 28 di media mi frullano in testa e spingo; arrivo sino alla bretella dopo Noiari e taglio sulla strada di servizio, e finalmente arrivo all’obiettivo, anche di media. Freno e metto il piede a terra.

Vedo che anche Mattia ha fatto la mia stessa strada e mi sta raggiungendo, lentamente, che lui aveva già completato il giro.
Ci complimentiamo a vicenda, stanchi ma soddisfatti.

Giriamo le bici e andiamo a casa, che dobbiamo fare pipì.

Alla prossima!

PS alla lettura dei dati sull’applicazione Garmin leggo che la media finale è di 27,99.Km/h… Posso approssimare, mi dico, tanto che anche Strava li riporta; e pare anche che la lezione sia rimasta impressa: The Locomotor mi dice che non dimenticherà più di caricare…

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2 Risposte a “Gemona andata e ritorno”

  1. Sembra proprio una bella tappa chilometrica da Tour de France. Leggevo da qualche parte che la tappa media del Tour si aggira sui 166 Km ! Quelli tuttavia sono dei professionisti e quello è il loro lavoro. Per altri è svago e il lavoro…arriva il lunedì’. Certo, questo è un giro notevole anche se le bici, se si possono chiamare ancora così, appoggiate al marciapiede sembrano due F1. Due cavalli da corsa in nervosa attesa della partenza. Ma i chilometri sono tanti lo stesso.!
    Per me, il solo fatto di immaginavi in sella pedalare attraverso quei mitici luoghi mi assalgono dolci ricordi. Che nostalgia… Trasaghis, Peonis, Pinzano, il Tagliamento, i militari che ci bloccano perché erano in corso i tiri d’artiglieria (all’epoca il Friuli era pesantemente militarizzato). Il profumo di pane dal panificio di paese…beh non c’erano ancora le barrette! Facevamo ovviamente un tour turistico: bici stracariche, tenda, zaino, pentola, coperta… I paesi erano grigi e vuoti per via dell’emigrazione. Camion e auto non se ne vedevano -strade perfette -. Attraversando Peonis un bambino ci vide e si mise a chiamare tutto felice ed eccitato: “mamma, mamma corri, corri, ci sono i turisti!” Che felicità! Eh già, altri tempi.

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