Altopiano dei 7 Comuni

28 luglio 2024

Un giro facile facile… Si parte da Asiago quindi già da alto, sarà mica difficile?
Niente da fare, è sempre dura.

Stavolta partiamo da casa un po’ prima del solito; viaggio tranquillo salvo la coda a Piovene Rocchette.
Si sale verso Asiago ma ci fermiamo un poco prima; ci prepariamo è toh la mia cefalea con aura arriva di sorpresa. Parto lo stesso e, curiosamente, per tutto il tempo nessun disturbo, che arriva invece dopo aver concluso la pedalata.
In teoria si sarebbe dovuti partire da Borgo Valsugana, che sarebbe stato comodo per andare a Lamon da Elio e Claudia. Invece decidiamo di evitiare un’ulteriore pezzo in auto partendo appunto da Asiago.
Poche pedalate iniziali su falso piano e poi si inizia a salire davvero, prima meta Passo Vezzena.
Ad un bivio una incertezza: dovremmo andare fuoristrada (di nuovo?!); rinunciamo al percorso off road e restiamo sulla strada, vedremo poi cosa fare. Scelta azzeccata, dopo alcuni chilometri ci si ricollega al percorso progettato.
Una quindicina di chilometri tra il quattro e l’otto percento con qualche punta più alta. Strada lineare, ampie curve, niente tornanti. Traffico sì, quello sì, ma la strada è piuttosto ampia. Qualche moto un po’ veloce ma siamo rispettati.
Saliamo di buon passo: Mattia con il suo di passo ed io con il passo di Mattia! Ebbene sì, siamo saliti a circa 20 km/h, Mattia ha tirato ed io non ho mollato. Velocità tenuta usando sempre la corona maggiore che per me è un 42 ed un pignone fra 28 e 31; certo non sono rapportoni però per me è motivo di orgoglio.
Sarà che le energie erano ancora molte, che il clima era fresco, che Mattia ha fatto il locomotore, fatto sta che per me – badate bene, per me – è stata una salita molto veloce.

Poco prima del cartello e ovviamente sul cartello del Passo, foto di rito; sono bei posti, diversi dalle Dolomiti o dal versante del Friuli Venezia Giulia, ma anfiteatri verdi e montagne rocciose a contorno creano un bel panorama.
Scendiamo dal Passo, sfiorando Lavarone e ci dirigiamo, superando il confine Veneto-Trentino, verso Caldonazzo e Levico, alternando alla discesa qualche rampa che sale; in una discesa troviamo l’idiota di turno che non ci dà la precedenza: non accade niente, visto che comunque siamo sempre prudenti, però…
Raggiungiamo Levico lasciando il centro, e i due laghi, sulla sinistra dirigendoci verso Borgo Valsugana da dove iniziamo nuovamente la ciclovia, in parte già percorsa in altri giri, costeggiando il Brenta e attraversando la Valsugana, pedalando tra i meleti. Teniamo una buona andatura, alternandoci in testa. Non è molto trafficata, la ciclabile; dipende anche dall’ora, penso, quella del pranzo. Non mancano le soste per mangiare ma soprattutto per bere, che fa molto caldo e si suda un botto.
Completiamo la ciclabile dopo circa 25 km giungendo a Primolano. Ci eravamo riproposti di prendere un caffè prima di iniziare la salita ma ci ritroviamo già sulla pendenza, perciò rinunciamo.

A questo punto abbiamo già più di 90 km sulle gambe e si prospettano quelle che venivano e forse vengono ancora chiamate “le scale di primolano “; ne avevo sentito parlare sin da ragazzo ma non ci ero mai stato. Stesso discorso per il termine della salita, Enego, mai visitato. Beh c’è sempre la prima volta. E sarà una prima volta dura molto dura…
Mattia parte e lo lascio andare anche se lui mi fa cenno di stargli appresso. Me la vedo da solo.
Non la faccio troppo lunga: ci ho messo, con due soste generose, 1 ora e mezza. Sono 11 km, pendenza che ha una media di poco inferiore al 6% ma con diverse tratte che superano il 9 ed un paio che superano il 12%. Sosta a metà per carbo e acqua, che proprio ne avevo bisogno. E a Enego altra sosta, stavolta ad una fontana preziosissima.

E a Enego altra sosta, stavolta ad una fontana preziosissima .
Intanto ammiro sia il paesaggio sia il centro di Enego
Ho fatto anche tutta questa salita col 42 per cui qualcosina di buono lo ricaviamo anche oggi, dai, almeno per l’onore delle armi…
Alla fine, dopo Enego, raggiungo Mattia che deve essersi riposato per un bel po’ (stimo circa una mezz’ora).
Passiamo su un viadotto piuttosto spettacolare,

nel mezzo c’è una tenda con delle persone; trovo strano che lavorino anche alla domenica ma forse ci sono delle necessità. Sarò informato poco dopo da Mattia che da lì si lanciano di sotto agganciati ad una corda elastica…
Continuano i su e giù, più i giù per fortuna, e procediamo verso Asiago. Mattia è sofferente, un forte dolore alla spalla lo tormenta; non è una novità ma stavolta si vede che non è solo fastidio. Sopporta stoicamente.
Ad un qualche punto riperdo il contatto da Mattia e grazie anche ad un qualche evento ad Asiago per il quale le strade erano state chiuse, ci ritroviamo solo all’auto.
Sono sfinito e, magicamente, spunta il mal di testa appena accennato al mattino e sospeso per tutto il giorno. Beh, meglio così. Ma la spossatezza e il mal di testa mi provocano un malstare che durerà per una buona ora.
Questo, assieme alla durata del giro e alla necessità di tornare a casa un po’ prima, ci hanno impedito di andare a trovare Elio e Claudia a Lamon, dove avremmo trovato di che rifocillarci. Saltare una prelibata cenetta ha però disturbato il mio figlio, che grazie anche a causa di una coda infinita da Asiago sino al casello autostradale, gli ha messo un broncio che praticamente ha tolto solo a casa durante la cena che la mamma, opportunamente avvisata, aveva preparato. Cosa non fa la fame!
In sintesi, giornata impegnativa, bei posti, fatica, caldo e fame (del pargolo) non sono mancati; come sempre una bella soddisfazione.
Alla prossima!

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