Garda e Adige

13 luglio 2024, Cicloturismo, ogni tanto

Eh sì stavolta si va piano, un po’ di sano cicloturismo. Quasi.

Quasi perché oltre 100 km e qualche bella rampa anche con pendenze in doppia cifra è un po’ di più turismo. Di cicloturistico senz’altro il tracciato, praticamente tutto in pista ciclabile.

Partenza da Mori, dal parcheggio dello Stadio; sbirciamo dai cancelli e vedimo un manto che sembra disegnato col pennello. Complimenti! E poi via sulla ciclabile.

Abbiamo capito subito che i locali ci tengono alla loro pista ciclabile, nel senso che vogliono che le bici la usino: mentre ne cercavamo un punto di accesso un automobilista ci suona il clacson… Eh che diamine fatecela almeno trovare, sta ciclabile!

Comunque, è stato l’unico episodio. Un paio di incroci e ci mettiamo in salvo.

La strada è un su e giù, piuttosto frequentata; sulla prima rampa supero una ebike, con soddisfazione ma la pendenza sale al 15%, per poche decine di metri, e rallento decisamente; mi aspetto di essere risuperato dalla bici con la batteria ma la cosa avviene solo sul piano successivo, dove poi la e-bike si ferma in una piazzola. Io invece proseguo.

Da buoni mattinieri, ormai sono più o meno le 12 – persa un’ora in autostrada per code! – prendiamo direzione Riva del Garda e ci arriviamo in breve tempo, dall’alto.

Un po’ ci emozioniamo: guardando il panorama volgiamo lo sguardo alle montagne a nord ma poi vediamo a sud lo specchio d’acqua: il Lago di Garda, enorme e bellissimo, è lì, incastonato tra i monti. Vista spettacolare.

Con una ripida discesa arriviamo nell’abitato di Riva del Garda, amena località turistica: c’è un sacco di gente stesa sui prati quasi in riva al lago, a gustarsi la splendida giornata; e un sacco di vele sul lago a godersi la brezza leggera.

Ci fermiamo, che Mattia vuole toccare l’acqua; lo facciamo in un punto dove una sorta di scivolo consente a barche e tavole a vela di entrare nel lago; ed un paio di windsurf li vediamo scendere in acqua in diretta. Riprendiamo a pedalare sulla ciclabile che costeggia il lago per qualche chilometro; nelle vicinanze dell’acqua è piuttosto affollato, qualcuno fa il bagno; poi, via via che ci si allontana si resta in pochi.

Lasciato alle spalle in lago, seguiamo il tracciato caricato sul Garmin; si sta sul piano ma ogni tanto qualche rampetta ci ravviva.

Il panorama attorno è montano, ma la corona dei monti è non è altissima. Si pedala soprattutto tra vigneti, in mezzo al verde. Beviamo e mangiamo regolarmente, che oggi, per quanto facili, i chilometri sono tanti e fa caldo, seppur mitigato dall’aria.

Raggiungiamo Arco e poi Dro, e sfioriamo il lago di Cavedine; poi superiamo l’abitato di Sarche, che ci introduce al lago di Toblino, praticamente incollato al lago di Santa Massenza, che lasciamo a ovest.

Sempre su ciclabile raggiungiamo Vezzano, dove cambiamo direzione puntando a est; poche case e molti vigneti; rampe qua e là fino al lago di Terlago, che vediamo sfilare velocemente dato che ora siamo in discesa; ci fermiamo per un caffè e riusciamo a passare in una strada chiusa per un incidente stradale.

Attraversiamo l’abitato di Travolto e puntiamo a questo punto (ovviamente…) verso Trento. Oltrepassiamo Cadine senza però vedere il forte (torneremo) e ci lanciamo sulla discesa che porta a Trento; strada a doppia corsia che entra in una galleria, asfalto in ottime condizioni, curve morbidissime e ottima illuminazione: via giù a manetta!

Penso che stavolta migliorerò il record di velocità; mi metto in posizione aerodinamica – non estrema – ma ben saldo, e sento la velocità aumentare, tanto che tendo ad avvicinarmi a Mattia. Di sfuggita avevo letto 70 km/h ma ora stimo di di essere almeno intorno agli 80. Un occhio e mezzo alla strada e, per un istante, l’altro mezzo sul Garmin, pochissimo ma giusto il tempo di vedere ”segnale GPS perso”: non ci posso credere! Ma poi mi rendo conto che in galleria non può che essere così.

Pazienza, mi fermo a 71,2 km/h che non è poco ma… record sfumato.

In uscita dalla galleria troviamo un bivio ma siamo ancora troppo veloci e sbagliamo… Giro “del bauco” per ritrovare la strada: la riprendiamo dopo aver aggiunto un paio di chilometri di cui almeno uno con salita.

Non entriamo in città, prendiamo subito la ciclabile dell’Adige. Cerchiamo una fontana e ci fermiamo per una breve sosta e per una barretta; poi ci avviamo pedalando in compagnia dell’Adige; il secondo fiume d’Italia scorre veloce e con un certo impeto; l’acqua è marrone e qualche legno galleggia.

Ora la ciclabile sull’argine è piuttosto sgombra e teniamo un’andatura un po’ più allegra, ben sopra i 30 km/h. Il percorso che stiamo seguendo, per qualche ragione che ci sfugge, ci fa passare non sappiamo quante volte (Mattia doveva contarle) da una sponda all’altra del fiume attraversando i numerosi ponti che lo costellano e dai quali ammiriamo l’ampiezza del letto. Incute un po’ di timore.

Dopo una buona ventina di chilometri fatti con l’acqueo compagno di viaggio, raggiungiamo Rovereto e praticamente siamo alla conclusione. Ma a causa di alcuni lavori sbagliamo strada e ci perdiamo. Così, alla ricerca dell’itinerario perduto, gironzoliamo per Rovereto.

Anche questa città merita una più tranquilla visita (anche qui ritorneremo). Tra l’altro non faceva neppure caldo e abbiamo trovato una fontana particolarmente fresca dalla quale ovviamente ci siamo abbeverati.
Mentre stavamo bevendo si ferma un’auto; pareva che avesse qualcosa di chiedere e, invece, il guidatore scende con un bicchiere, si avvicina, riempie il bicchiere, si gusta l’acqua e riparte. Che stranezza…

Ad un certo punto ”percorso trovato” compare sul display ed il Garmin ci porta sulla retta via.

In poche pedalate raggiungiamo l’auto (ndr: è quella che Mattia ha appena acquistato, molto molto confortevole anche sui lunghi percorsi, e spaziosa; era ora, che la vecchia Corsa aveva fatto il suo).

Bici dentro, pulizia dei ciclisti, un momento di pausa e via verso il ritorno. Prima però solito sosta al supermercato per panini e bibite; facciamo un rifornimento di carburante e procediamo verso il rientro stavolta però senza autostrada…

Da qualche parte ci fermiamo per mangiare i panini; siamo in un’area di sosta in un punto alto, e ci godiamo il panorama sottostante. Notiamo che la temperatura è di soli 22 ° e la pelle è completamente asciutta. Sarebbe da fermarsi, ma non c’è nulla.

Risaliamo in auto e a questo punto procediamo tranquilli tranquilli verso il rientro.

Anche stavolta è fatta, senza troppa fatica ma ancora una volta con grande soddisfazione.

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