15 giugno 2024

Rotto il ghiaccio con l’uscita tosco emiliana, non ci spaventa alcun chilometraggio!
Visto il clima un po’ ballerino ci siamo “limitati”: partenza da casa, destinazione Piancavallo.
Partiti di buona lena, con andatura ben sopra i 30 per tutta la strada sino a Pordenone (si poteva fare di più ma era meglio non esagerare vista la salita in programma, se no il vecchio…).
Da Pordenone ad Aviano un leggero rallentamento, dato che è tutta in lieve pendenza; cerchiamo un bar per caffè e acqua ma ci ritroviamo ai piedi della salita, dove svetta il cartellone con Marco Pantani per intenderci.
Non sia mai! Dietro front a cercare il punto di ristoro.
Sistemata la questione rifornimento si parte.
Inizia la rampa e pronti-via, parto come una molla in piedi sui pedali: oggi si fa il record!
Scherzo… si parte piano, come sempre. Mattia nelle intenzioni vuole salire con me per evitare di prendere freddo in alto, aspettandomi. Va bene, d’accordo.
Io metto i rapporti da capriolo, lui con il 52: ci si vede dopo, ho capito.
Se il tratto in pianura è sotto il sole, la salita ha un cielo coperto, con auspici di pioggia; in certi tratti tengo la cerniera della maglia aperta ma in altri devo chiuderla.
Non è la prima volta che salgo di qua: stavolta ci arrivo con 50 km di buon riscaldamento e buona alimentazione, che stiamo via via perfezionando questo aspetto molto importante per le distanze più lunghe.
Per cui il passo è buono, ma sempre relativo, eh, sia chiaro, e riesco a ottenere inizialmente una velocità di 9-10 km/h per pendenze di 8 9% .
Poi aumenta l’erta ma tengo duro.
Fisso il Garmin sui dati istantanei dopo aver memorizzato la distanza che manca.
E arriva il pezzo più duro 10,11,12,13,14,15% e qua si fa dura. Ma non durissima: un po’ di allenamento si vede che funziona. Provo un lieve senso di soddisfazione.
Mi superano due ciclisti con un passo per me bestiale: sono molto veloci, ma ognuno fa quello che può. Forse perdendo una quindicina di chili anch’io potrei. Va beh, vedremo.
Comunque si sale e devo dire con continuità; solo qualche tratto, pochi metri, a passo lento, giusto per rifiatare, ma nel complesso meglio di quanto pensassi!
Nonostante il cielo più o meno coperto perdo sudore in abbondanza proprio come quelli veri.
Mi stavo gustando l’idea del traguardo, immaginavo il percorso, ma purtroppo, ad un certo punto, quasi vicino ai ripetitori, quelle che parevano goccioline di sudore si palesavano come gocce di pioggia, seppur piccoline.
Come d’accordo, per evitare complicazioni, interrompo la salita e chiamo Mattia, che, wow, mi risponde (come saprete, nella quasi totalità dei casi le chiamate dei genitori ai figli fluttuano sempiternamente nell’etere).
Anche dov’è lui inizia a piovere per cui si scende. A posteriori rileviamo che a Mattia mancava poco, 700/800 metri, per essere in cima : bravo, con quei rapporti non è facile. A me un po’ di più, circa 3 km, così avete le proporzioni tra atleta padre e atleta figlio.
Non lo aspetto e mi avvio, su di una discesa per me ancora più difficile della salita, per certi versi: strada bagnata e picchiata decisa non mi allettano; sicuramente i dischi si saranno surriscaldati, nonostante il fresco che mi indurisce le dita.
Mattia mi raggiunge e mi supera: lo rivedrò al termine della discesa. Ma niente da fare: io su una strada così non riesco a mollare i freni.
Una volta ricompattato il Team al termine della discesa, altra barretta energetica in vista dei 50 Km mancanti e discesa tranquilla verso Aviano; e qua viene il bello: quella lieve pendenza che all’andata costringeva ad insistere sui pedali, ora è una piacevole alleata; solo l’un percento ma la velocità si alza stabilmente sopra i 45 orari con poca spinta.
Un ciclista si accoda a noi e tutti e tre ci accodiamo ad un signore della Sacilese Ciclistica. Per poco, poi siamo io e Mattia, soprattutto io, piacevolmente ad alta velocità. Che soddisfazione!
A Pordenone ci addentriamo verso il centro, direzione stazione; stradacce, tocca dirlo, per buchi e crepe a non finire. Pedaliamo con relativa velocità, ma ad alta sicurezza, tra le auto; le ciclabili, anzi le ciclopedonali non sono idonee alla nostra andatura o, meglio, noi andiamo oltre il limite previsto per quel tipo di percorso.
Usciamo dal capoluogo e qua la “sorpresa”: la pendenza finisce (beh, lo sapevamo, dai) e la brezza è contraria. Accidenti! Niente ammiraglia, perciò si pedala. Intanto la priorità è l’acqua, che abbiamo vuotato le borracce; ma troviamo subito una fontana e ci sistemiamo per bene.
Ma qua nascono i primi guai fisici: Mattia è molto dolorante ad una spalla; lo è da un po’, veramente ma ora è quasi insopportabile; e lui non è uno che si lamenta facilmente. Gli chiedo se ce la fa; risposta: non mi fanno mica male le gambe… Die hard!
Un po’ di fastidi li ho anch’io; ne deduciamo che potrebbe dipendere dalla posizione in sella e decidiamo che cercheremo un biomeccanico per sistemarla. Magari basta qualche piccolo aggiustamento. Vi diremo.
Riposati dalla sosta alla fontana e nutriti nuovamente, seguiamo il “torna all’inizio”, “via diretta” dei nostri Garmin. Speriamo che la via diretta sia veramente la più corta, a questo punto.
Dovrebbero essere 20-25 km e, in effetti, in breve riconosciamo strade di casa; cerco di stare un po’ più davanti per dare sollievo a Mattia, speriamo abbia apprezzato. In poco ci ritroviamo a Summaga, da lì a casa è un lampo, giusto per arrivare alla cifra tonda. 120, i chilometri finali in cascina (6 in più per Mattia, il Piancavallo, ricordate?).
Parcheggiamo le bici ed entriamo in casa. Ci rendiamo conto di essere piuttosto provati; tutto sommato non siamo mai andati piano (lenti sì ma sotto sforzo in salita!) e la stanchezza si è sommata ai dolorini.
Tant’è che senza aver pranzato, e sono le 15, non abbiamo voglia di mangiare (ma non durerà…). Un po’ di frutta, tanto bere, e poi doccia.
Fatta anche questa!